Giovanni Gentile e Federigo Enriques, potrebbe essere il titolo di un racconto appassionante quanto tragico circa l'affossamento della cultura matematica italiana, che nel secolo XIX era riconosciuta unanimemente come un'avanguardia mondiale, operato deliberatamente dal primo personaggio del titolo, fervente idealista, ma d'altra pasta rispetto al più serio Benedetto Croce, contro il secondo personaggio.
Enriques, naturalmente, non fu solo in questa battaglia di resistenza della cultura scientifica contro le mere beghe di potere del primo personaggio e della sua corte, egli stesso cortigiano del fascismo. Non per una cultura scientifica in contrapposizione con quella umanistica, ma per la saggia integrazione delle due attraverso il cosiddetto metodo scientifico. E mentre Gentile e la sua corte frequentavano Mussolini, Enriques e Ricci-Curbastro frequentavano Einstein finché, con le leggi razziali, vi fu il definitivo tracollo della cultura in genere, in un soliloquio del fascismo che portò dritto dritto alla disastrosa guerra accanto ad Hitler.
C'è un bel libro che espone i tratti fondamentali di questa battaglia e riporta oltre un centinaio di lettere di corrispondenza tra i matematici italiani e Gentile. Si tratta di: Guerraggio Angelo e Nastasi Pietro, Gentile e i matematici italiani - Lettere 1907-1943, Bollati Boringhieri, Torino, 1993, pp. 260 (ISBN 88 . 339 . 0801 . 1), Vedi un sunto.
La scuola, e tutta la cultura italiana, risente tutt'ora di questa sterile contrapposizione che, credo, sia anche la fonte di tanta ingiustificabile avversione rispetto alla recente riforma degli ordinamenti scolastici.
